venerdì 22 febbraio 2013

Infografica sulla valutazione dei rischi in azienda

Uno studio condotto sulle richieste riguardanti la valutazione dei rischi in azienda ha dato luogo a questa infografica, che riporta i dati relativi a settore dell'azienda e numero di dipendenti. La ripropongo qui di seguito:



lunedì 28 gennaio 2013

Ancora arsenico nell'acqua nel Lazio

Sono anni che si parla della presenza di arsenico nell'acqua di molti comuni italiani. L'Unione Europea ci ha concesso numerose proroghe per metterci in linea con le direttive, che servono  tutelare la salute dei cittadini. Nonostante ciò, dopo l'ultima scadenza del 31 dicembre 2012, nel Lazio la situazione dell'arsenico nelle acque rimane invariata.
In ben 56 Comuni, dalle ultime analisi per rilevare l'arsenico nell'acqua, il livello è risultato troppo alto:
Viterbo 
Bagnoregio, Blera, Bolsena, Calcata, Canino, Capodimonte, Capranica, Caprarola, Carbognano, Castel Sant’Elia, Castiglione in Teverina, Celleno, Civita Castellana, Civitella d’Agliano, Corchiano, Fabrica di Roma, Farnese, Gallese, Gradoli, Grotte di Castro, Lubrian, Montalto di Castro, Monte Romano, Montefiascone, Ronciglione, San Lorenzo Nuovo, Soriano nel Cimino, Sutri, Tarquinia, Tuscania, Vallerano, Vetralla, Vignanello, Villa San Giovanni in Tuscia, Viterbo.
Roma 
Anguillara Sabazia, Anzio, Ardea, Bracciano,Campagnano di Roma, Civitavecchia, Formello, Genzano di Roma, Lanuvio, Lariano, Magliano Romano, Mazzano Romano, Nettuno, Sacrofano, Santa Marinella, Tolfa, Trevignano, Velletri.
Latina 
Aprilia, Cisterna di Latina, Cori.

Ricordo che l'arsenico è dannoso per la salute, secondo anche quanto stimato dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità, in quanto provoca malattie mortali, come il cancro. Per tali ragioni i Comuni fuori norma sono stati costretti a emanare ordinanze in cui vietano ai cittadini qualsivoglia consumo di acqua del rubinetto: per bere, cucinare, lavarsi i denti, farsi la doccia, pulire verdure e frutta e ogni altro uso che prevede il contatto con la bocca e la possibile ingestione di acqua.

lunedì 3 dicembre 2012

Autocertificazione del DVR, scadenza a fine dicembre

In materia di sicurezza il Documento di Valutazione dei Rischi è uno degli obblighi principali di ogni datore di lavoro. A seguito della valutazione dei rischi, la legge impone che venga redatto un DVR accurato e specifico per ogni luogo di lavoro, contenente le informazioni specifiche ai rischi e alle modalità necessarie per eliminarli. La legge di riferimento in materia, il Testo Unico sulla Sicurezza, D.Lgs. 81/2008, prevede che ogni impresa lo rediga a seguito di valutazioni e verifiche. Gli artt 3 e 29, che si riferiscono proprio al DVR, prevedono una deroga speciale, relativa alla possibilità di autocertificazione del DVR per alcune categorie di imprese:
  • Micro imprese: imprese con meno di 10 dipendenti,
  • Imprese che operano nei seguenti settori:
    • Marittimo
    • Portuale
    • Ferroviario
    • Trasporti
Le imprese contenute in questo elenco hanno ricevuto dal Testo Unico una speciale deroga atta a permettergli di autocertificare il DVR, senza seguire le procedure standard per tutte le altre imprese. La scadenza per questa proroga era stata stabilita a 48 mesi dall’entrata in vigore del decreto. In prossimità della data prevista, il 15 maggio 2012, è stato, però, redatto un nuovo decreto, il D.Lgs. 57/2012, il quale ha prorogato fino al 31 dicembre 2012 la possibilità di usufruire dell’opzione di autocertificazione del DVR. Questa nuova norma è nata dalla volontà di non creare un vuoto legislativo, soprattutto per le imprese che ricadono nei settori marittimo, portuale, ferroviario e dei trasporti che, dal 2008, ancora attendono gli specifici decreti attuativi in materia di DVR. Stessa cosa per le micro imprese che, da maggio, si sarebbero trovate in un vuoto legislativo relativo alla scrittura e alla certificazione del proprio DVR. In attesa, quindi, di nuovi decreti attuativi, che vadano a stabilire una legislazione stabile e duratura in materia, le imprese sopra citate potranno godere della deroga all'autocertificazione del DVR.

venerdì 16 novembre 2012

Non sempre lo stress è una situazione negativa

Quando si pensa allo stress lo si connota sempre come una sensazione negativa, come qualcosa che danneggia la salute psichica e fisica. In realtà non è esattamente così, infatti la definizione di stress è:
sindrome di adattamento a degli stressor (sollecitazioni). Può essere fisiologica, ma può avere anche dei risvolti patologici, anche cronici, che ricadono nel campo della psicosomatica. 

Ciò sta a significare che innanzitutto lo stress è una risposta del fisico a una sollecitazione esterna e non sempre questo è negativo. Specialmente se si parla di stress lavorativo, si può anche vedere come una forma di stimolazione a dare il meglio, ad essere più attivi e ricettivi e a mettersi in gioco. Le vere problematiche sorgono quando insieme allo stress si verificano degli stati di malessere, se non addirittura delle patologie. 

Quindi si può dire che a fare la differenza è proprio la reazione dell’organismo allo stress, tanto che a confermarlo arriva una ricerca dell’Università della Pennsylvania, pubblicata sull’Annals of Behavioral Medicine. Dieci anni fa è stata avviata una prima ricerca su 2000 persone analizzando la loro reazione a situazioni stressanti. I test sono stati effettuati utilizzando le interviste telefoniche, durante le quali veniva chiesto di raccontare la giornata, i problemi lavorativi e i corrispondenti cambiamenti di umore. Insieme a ciò sono stati rilevati i livelli di cortisolo. Dopo dieci anni, cioè quest’anno, sono state effettuate nuove rilevazioni ed è emerso che chi si è fatto coinvolgere maggiormente, rimuginando e lasciandosi infastidire, ha avuto maggiori problemi di salute legati allo stress, in special modo patologie cardiovascolari.

giovedì 18 ottobre 2012

Il decreto legge Crescita 2.0: PA e start-up

Il Governo sta varando una serie di decreti che dovrebbero essere utili alla ripresa dell’Italia. Tralasciando le mille polemiche che questi provvedimenti portano con sé, vediamo cosa prevede in particolare il decreto legge Crescita 2.0 per ciò che riguarda la Pubblica Amministrazione e le start-up innovative.

Pubblica Amministrazione

Innanzitutto la banda larga, grazie ai fondi europei e a quelli stanziati dallo Stato italiano la banda larga verrà portata in tutta la penisola. 150 milioni per il Nord nelle aree più irraggiungibili, come le comunità montane; 600 milioni per tutto il meridione.
I cittadini entreranno in possesso di una vera e propria identità digitale, infatti verrà realizzato un documento univoco che comprende le informazioni della carta di credito e della tessera sanitaria. In più sarà possibile comunicare attraverso la PEC (posta elettronica certificata). Anche per ciò che riguarda la sanità verrà introdotta la cartella sanitaria digitale, disponibile in tutta Italia e che contiene tutti i dati utili sul cittadino/paziente.
La Pubblica Amministrazione diventerà del tutto digitalizzata: l’anagrafe sarà accessibile online, in maniera da tagliare i tempi di attesa per le comunicazioni tra Comuni diversi; i pagamenti digitali dovranno essere accettati e tutto dovrà essere pubblico e accessibile.
Per ciò che riguarda la scuola si pensa all’introduzione totale o parziale dei libri digitali. Per l’università invece, dall’anno accademico 2013/2014 verrà utilizzato il fascicolo digitale che raccoglie tutta la carriera
universitaria dello studente e favorisce e agevola lo spostamento tra atenei.
Infine per la giustizia verranno introdotte le comunicazioni telematiche: tutte per i procedimenti civili, mentre per quelli penali saranno telematiche solo le comunicazioni verso persone diverse dall’imputato.

Start-up innovative

Sarà incentivato l'avvio di start-up, ma dovranno avere precise caratteristiche:
  • società di capitali, costituite anche in forma cooperativa
  • non quotate, detenute e controllate almeno al 51% da persone fisiche
  • sede principale in Italia
  • meno di 4 anni di attività
  • fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro
  • non distribuiscono utili
  • contenuto innovativo identificato con:
    • almeno 30% spese in ricerca e sviluppo oppure
    • almeno 1/3 della forza lavoro complessiva costituita da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori oppure
    • startup titolare o licenziatario di brevetto
Le start-up potranno rpoporre contratti di lavoroa a tempo determinato con particolari caratteristiche, ma che dopo 4 anni dovranno essere trasformati in contratto a tempoindeterminato, saranno infatti vietate altre forme di assunzione per la stessa persona. Sarà possibile repoerire fondi in crowdfunding, cioè online.

Maggiori informazioni a questo link